Licenza comunitaria e distacco dei conducenti: tutti gli aggiornamenti

L’anno si chiude con due novità legislative per il settore dei trasporti su strada. Una sulla licenza comunitaria e una sul distacco transnazionale dei conducenti. A fine 2022, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza da un lato e il Consiglio dei Ministri dall’altro introducono queste nuove norme che vengono indirizzate alle aziende di trasporto operanti in territorio italiano.

La prima notizia riguarda l’obbligo di tenere a bordo di tutti i veicoli una copia della licenza comunitaria. La seconda regola disciplina invece la pratica del distacco conducenti transnazionale. Con questa espressione si indica il fenomeno per cui aziende con sede estera inviano a lavorare nel nostro Paese i propri dipendenti per incarichi dalla durata prefissata. Le due nuove norme si aggiungono al già complesso ordinamento che regola il trasporto su strada. Tra i cambiamenti più grandi negli ultimi anni, menzioniamo l’obbligo dello scarico dati cronotachigrafo digitale per monitorare l’attività dei conducenti e lo stato del veicolo in ogni momento.

 

Le sanzioni sulla mancata esibizione della licenza comunitaria

Di recente la Corte di Cassazione si è pronunciata riguardo all’obbligo di avere sempre a bordo dei mezzi di trasporto una copia certificata della licenza comunitaria. Il caso in questione riguardava un veicolo che stava svolgendo un trasporto internazionale in Europa per conto di un’azienda non italiana. L’obbligo di conservare la licenza comunitaria a bordo di tutti i mezzi è riportato nel Regolamento UE 1072 del 2009.

La Corte di Cassazione ha dunque deciso di applicare la sanzione prevista dall’art.46 della Legge 298/74. Essa afferma che anche se il trasporto è regolarmente eseguito, ma manca la copia certificata della licenza comunitaria l’azienda va sanzionata. In seguito a questa decisione anche il Dipartimento della Pubblica Sicurezza (la Direzione centrale della Polizia Stradale) ha rivisto le proprie direttive tramite una circolare del 22 novembre 2022 in cui ci si allinea alla delibera della Corte.

 

Distacco dei conducenti transnazionale: cosa dice la direttiva UE

Il distacco transnazionale è una pratica per cui un’azienda “distacca” un proprio dipendente per fargli svolgere un compito all’estero. Durante un distacco, il lavoratore non può mai interrompere il rapporto di lavoro con la sua azienda. Inoltre, egli deve limitare la sua attività nello Stato estero all’incarico che gli è stato dato. Nel settore dei trasporti su strada il distacco dei conducenti è un fenomeno molto diffuso.

Nel 2020 l’Unione Europea ha emanato una Direttiva (la n. 2020/1057) con l’obiettivo di rendere più equa la competizione tra le aziende dell’Unione, sottoposte a condizioni di lavoro e commerciali spesso troppo diverse tra loro. Le norme della Direttiva si applicano a tutti i conducenti distaccati assunti in Europa. Un conducente è detto “distaccato” in un altro Paese solo nel momento in cui carica o scarica merci o persone. Se il trasporto prevede solo il passaggio in uno Stato senza operazioni di carico/scarico, il lavoratore non si considera distaccato.

La Direttiva UE prevede che le aziende di trasporto devono sempre dichiarare i distacchi dei propri dipendenti. La dichiarazione può avvenire al più tardi all’inizio del periodo di distacco tramite l’apposita piattaforma di Informazione del Mercato Interno (in breve IMI). Tra gli altri obblighi del conducente distaccato c’è anche quello di conservare in ogni momento i dati del tachigrafo digitale di bordo che evidenziano tutti gli Stati toccati durante il trasporto.

Questa Direttiva fa parte di un più ampio “Pacchetto Mobilità“, una serie di provvedimenti da parte dell’Unione per riorganizzare il settore dei trasporti internazionali, dentro e fuori i confini dell’Europa. A dicembre dello scorso anno il Consiglio dei Ministri ha recepito la Direttiva del Consiglio dell’UE e ha approvato in esame preliminare il decreto legge per implementarla ufficialmente anche nel nostro Paese.

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